Intervista improvvisata a Sandro Centanni durante un aperitivo: la passione e la precisione dietro la carriera da direttore sportivo del Tennis Club Pavia
La passione per il tennis, per Sandro Centanni, non è mai stata casuale. È sbocciata e cresciuta accompagnando il percorso del figlio Riccardo, che da giovanissimo ha iniziato a distinguersi sui campi. «Dal nulla è diventato un piccolo campioncino», racconta Sandro con un sorriso che tradisce ancora oggi l’emozione di quegli anni. Era naturale, quasi inevitabile, coltivare quella sua attitudine e seguirlo in ogni tappa della crescita sportiva.
Per quanto riguarda il Foro Italico, Riccardo ha giocato in una selezione contro il Club Tennis Orbetello, in cui il presidente era l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato. «Lì al Foro ho stretto un’amicizia fraterna con Cirillo, direttore sportivo», aggiunge Sandro, a testimonianza di quanto ogni esperienza abbia lasciato un segno nel suo percorso.
Riccardo ha poi lasciato l’agonismo per completare gli studi e laurearsi. «Meglio così», commenta Sandro con orgoglio, anche se con un pizzico di nostalgia. «Tanti ragazzi non hanno avuto questa possibilità. Ma per me l’imprinting c’era già stato. Ed è proprio da lì che è iniziata la mia avventura come direttore sportivo».
In quegli anni assieme a Riccardo c’erano giovani del calibro di Sonego, Napolitano e Donati. Fu in quel contesto, immerso tra viaggi e tornei, che Sandro iniziò ad approfondire il funzionamento del circuito. «Molti pensavano che facessi il direttore sportivo solo perché c’era mio figlio. Ma ho dimostrato che la passione andava ben oltre: era attaccamento vero a questo circolo».
Con il tempo, la passione si è trasformata in competenza. Sandro ha sviluppato una conoscenza del mercato tennistico di alto livello, guadagnandosi la stima anche di altri circoli. «Grazie a quegli anni ho girato molto: Italia, Macedonia, Lussemburgo, Islanda… E questo mi ha dato uno sguardo ampio, prezioso».
Il punto di svolta è arrivato con la guida della squadra del Tennis Club Pavia. «L’ho presa che era in Serie C e al primo anno l’ho portata in Serie B. L’obiettivo è sempre stato quello di salvarsi, ma anche di costruire qualcosa di più». E quel “di più” ha rischiato di diventare realtà proprio quest’anno, quando la squadra è arrivata a un passo dalla Serie A2. «Due punti… solo due punti ci hanno separati dalla promozione. Una delusione pazzesca, ma anche la conferma che siamo sulla strada giusta».
Nel corso degli anni, sotto la sua direzione, sono passati giocatori che hanno lasciato il segno. «Ricordo l’arrivo di Antonio Sanchic: lo consideravano un campione da doppio, ma in realtà è stato determinante anche in singolo. Proprio quell’anno è entrato in semifinale a Wimbledon, e vederlo sui giornali come giocatore del nostro circolo è stata una soddisfazione enorme».
E ancora Alessandro Bega, preso quando era già forte sul veloce, ma che ha fatto un grande salto in avanti anche in classifica, passando da 320 a 259 ATP. Oggi è l’attuale allenatore di Matteo Berrettini, un traguardo che riempie d’orgoglio anche chi ha contribuito a valorizzarne il talento.
O Alexandar Lazarov, scoperto grazie a una ricerca minuziosa: «Giocava spesso con Dimitrov, erano amici. E queste informazioni contano, bisogna saperle leggere e usarle».
Precisione, responsabilità e visione sono le tre parole che tornano spesso nelle sue parole. Ogni scelta è ponderata, mai casuale. Come quella di portare in squadra Alberto Cammarata, che oggi segue come coach Flavio Cobolli. O l’attenzione al torneo Tennis Europe Under 14, che permette di scoprire in anticipo futuri talenti: «Quando vengono da noi non li conosce nessuno, poi esplodono».
Ma la soddisfazione più grande è il vivaio. «Non siamo solo una squadra di acquisti. Abbiamo giovani cresciuti qui come Andrea Lodigiani, Simone Cavalleri, Simone Nascardi, Edoardo Pandolfi. Pandolfi, che io chiamo “fiulen” perché è il più giovane, promette davvero bene. Sarà lui il nostro cambio della guardia».
Sandro non dimentica il contributo fondamentale della scuola tennis del circolo: «Un grazie ai nostri maestri Davide Majocchi e Nando Cavalleri, che con la SAT e il settore agonistico ci permettono di avere una “materia prima” su cui lavorare».
Una nota particolare va alla presidente del Tennis Club Pavia, Nicoletta Cassani, che secondo Sandro «mi ha sempre dato fiducia e ha sempre appoggiato le mie scelte tecniche». Un riconoscimento sentito, che testimonia un rapporto fondato sul rispetto reciproco e la visione comune.
L’obiettivo è chiaro: rimanere in Serie B con dignità, ma anche puntare più in alto. «Con il contributo del vivaio, ci sto credendo anche io al salto di categoria. Abbiamo già predisposto contatti per costruire una squadra competitiva, in grado di arrivare prima nel girone. Ma non dimentico le squadre minori, come la D2 e la D3, che ci regalano grandi soddisfazioni».
E poi c’è un altro binomio che per Sandro è indissolubile: Australian e Tennis Club Pavia. «Il brand Australian per me è irrinunciabile. L’amicizia con Giordano Maioli, ex giocatore che ha vinto titoli italiani in singolo (battendo Pietrangeli), doppio e doppio misto con Lea Pericoli, è qualcosa di speciale. I materiali sono di altissima qualità, un vero atelier dove posso creare divise di livello. Per questo ho sempre rifiutato offerte da altri brand».
Con passione, precisione e una visione lucida, Sandro Centanni ha trasformato l’entusiasmo di un padre in una missione sportiva. E oggi il Tennis Club Pavia può contare su una guida che sa guardare lontano, senza mai perdere il legame con ciò che ha dato origine a tutto: l’amore per il tennis e per suo figlio Riccardo.