Dadda, un’altra firma sulla stagione: il Trofeo Carteni è suo

Davide Dadda in azione durante la finale con Giulio Colacioppo

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Alla Canottieri Ticino Pavia il talento del vivaio Selva Alta Vigevano supera in finale Giulio Colacioppo al termine di una sfida combattutissima: 7-6, 4-6, 10-5. Per Dadda è il quarto successo stagionale nei tornei della provincia di Pavia.

Se cercavate un altro indizio per capire quanto sia diventata importante la stagione di Davide Dadda, eccolo servito sul campo della Canottieri Ticino. Il Trofeo Carteni, tradizionale appuntamento del circolo pavese, finisce nelle mani del giocatore del vivaio di Selva Alta Vigevano, che al termine di una finale di grande intensità supera la testa di serie numero 1 Giulio Colacioppo, classificato 2.3, con il punteggio di 7-6, 4-6, 10-5.

Per Dadda, 2.4 e testa di serie numero 3, non è semplicemente un altro torneo messo in bacheca. È la conferma di una stagione nella quale il giocatore vigevanese sta mostrando una continuità impressionante. Dopo i successi a Selva Alta, Tennis Stradella e Country Club Voghera, arriva anche il Carteni: quattro vittorie che fanno di Dadda uno dei grandi protagonisti della stagione dei tornei Open della provincia di Pavia.

E a colpire non sono soltanto i risultati. È soprattutto il modo in cui Dadda sta giocando.

Una finale da manuale

La finale contro Colacioppo è stata una partita nella quale si sono affrontate due interpretazioni del tennis piuttosto diverse. Da una parte Dadda, più aggressivo, potente, disposto a prendere l’iniziativa e ad accelerare lo scambio; dall’altra Colacioppo, più arrotato, paziente e orientato al controllo e alla costruzione del punto.

Il primo set è già una piccola partita nella partita. Ci sono ben sei break, in una continua altalena di vantaggi. Colacioppo riesce più volte a portarsi avanti, ma non trova mai il modo di trasformare il vantaggio in una conclusione positiva del set. Dadda resta agganciato, recupera e alla fine porta tutto al tie-break, dove si prende il primo parziale per 7-6.

Colacioppo però non si scompone. Nel secondo set i servizi tornano a essere decisivi e per quasi tutto il parziale nessuno dei due riesce a strappare il turno di battuta all’avversario. Sul 5-4, però, arriva il momento decisivo: Colacioppo trova il break sul servizio di Dadda e chiude il set 6-4, rimandando tutto al super tie-break.

Ed è proprio qui che la finale offre il suo tennis migliore.

Colacioppo parte cercando immediatamente di prendere il comando degli scambi. Va avanti 1-0, poi 2-1, provando a imporre la propria iniziativa. Ma Dadda legge rapidamente la situazione e cambia marcia: invece di accettare il gioco dell’avversario, comincia a comandare lui, prendendosi sempre più spazio e accelerando.

Il super tie-break diventa così una successione di punti di grande qualità. Ci sono anche due rovesci lungolinea vincenti di Dadda da cineteca, colpi che sembrano usciti direttamente dal manuale del tennis, e una splendida palla corta di Colacioppo. Il livello resta alto, la tensione pure, ma alla fine è Dadda a trovare le soluzioni migliori e a chiudere 10-5, conquistando il titolo.

È la fotografia perfetta del suo tennis attuale: servizio efficace, accelerazioni improvvise, colpi penetranti e una capacità sempre maggiore di prendere in mano lo scambio. Colacioppo prova a spostarlo, a variare, a costruire il punto, ma Dadda spesso riesce comunque a trovare il vincente.

La crescita di Dadda

Negli ultimi anni il tennis di Dadda è cambiato. È diventato più solido, più consapevole e probabilmente anche più maturo nella gestione dei momenti importanti. La sua arma rimane un tennis molto diretto: poca rotazione, grande velocità di palla, accelerazioni che possono togliere immediatamente tempo all’avversario.

E il Trofeo Carteni arriva dopo un percorso tutt’altro che semplice.

Al primo turno Dadda deve superare Alessandro Cassiani, imponendosi 6-3, 6-4. Un risultato apparentemente lineare, ma che racconta una partita diversa: Cassiani si trova infatti avanti in entrambi i set, prima che Dadda riesca a recuperare e ribaltare la situazione.

In semifinale arriva poi la sfida con la testa di serie numero 2, Edoardo Bianchi, superato per 6-3, 7-6.

Dall’altra parte del tabellone Colacioppo, numero 1 del seeding, arriva all’ultimo atto dopo aver battuto in semifinale un altro talento del tennis pavese, Andrea Lodigiani del Tennis Club Pavia, con il punteggio di 7-6, 6-1.

Colacioppo, quindici tornei e sei finali

Anche la stagione di Giulio Colacioppo merita di essere raccontata. Il finalista della Canottieri è un altro giocatore che vive il tennis su due fronti: maestro e agonista.

Quello disputato alla Canottieri è stato il suo quindicesimo torneo della stagione. Gli impegni di lavoro gli lasciano poco spazio per allenarsi e giocare, ma quando riesce a liberarsi dagli impegni e gli orari dei tornei glielo permettono, Colacioppo continua a competere ad alto livello.

Il bilancio parla di sei finali, due vittorie e quattro secondi posti, un rendimento che spiega perfettamente la sua presenza al vertice del tabellone pavese.

Contro Dadda, del resto, sa perfettamente cosa aspettarsi. I due si conoscono da anni e si sono affrontati numerose volte, fin dal 2019. E Giulio non nasconde quale sia la ricetta per provare a batterlo: essere aggressivi, cercare di fare il punto prima possibile e prendersi qualche rischio, perché lasciare a Dadda la possibilità di costruire il suo tennis è una scelta quasi suicida.

Un torneo che ha riportato il pubblico in tribuna

Il successo di Dadda è arrivato al termine di un’edizione del Trofeo Carteni particolarmente riuscita anche sotto il profilo della partecipazione. Il torneo, limitato 2.1 di singolare maschile, ha visto al via 80 giocatori, con un montepremi complessivo di 1.480 euro.

Dal tabellone di terza categoria sono riusciti a conquistare l’accesso al tabellone finale anche Andrea Sozzi, Ettore Maria Silvaggio Soriano, Giacomo Bisi, Tommaso Leone ed Emanuele Cesare Bianchi, a testimonianza di una competizione ampia e capace di dare spazio anche ai giocatori provenienti dalle categorie inferiori.

Ma soprattutto il Carteni ha avuto un protagonista spesso non scontato nei tornei di questo livello: il pubblico.

Durante la finale erano presenti oltre un’ottantina di spettatori, ma l’affluenza è stata significativa anche nei giorni precedenti. Un dato sottolineato con piacere anche dal giudice arbitro Marco Bisi, che ha seguito la manifestazione in maniera impeccabile. Bisi ha evidenziato proprio la presenza costante di pubblico anche nelle partite dei turni intermedi, quando non era affatto scontato trovare tribune così partecipate.

Non soltanto giocatori in attesa del proprio turno e addetti ai lavori, dunque, ma persone realmente interessate alla partita, capaci di seguire il punteggio, applaudire e partecipare all’andamento degli incontri. Un segnale particolarmente positivo per il tennis e per la Canottieri Ticino.

Anche durante la finale, non sono mancati esempi di sportività. Tra il pubblico c’era anche il padre di Davide Dadda, che ha seguito la partita con una compostezza esemplare: applausi misurati, attenzione al gioco e al punteggio, nessuna esultanza sopra le righe nemmeno nei momenti decisivi. Un modo semplice e bellissimo di vivere la partita del proprio figlio, da tifoso ma prima ancora da spettatore.

Durante le premiazioni è emerso anche un simpatico aneddoto raccontato dal padre di Davide agli amici presenti tra il pubblico. Prima del super tie-break aveva commentato che, statisticamente, chi conquista il primo punto ha il 78% di possibilità di vincere il parziale. Quando gli amici lo hanno raccontato a Davide, lui ha sorriso: «Sì, è vero, me lo dice sempre». E poi, ripensando al fatto di aver perso proprio il primo punto del super tie-break, ha aggiunto scherzando: «Meno male che c’è quel 22%».

Al termine, durante le premiazioni, il presidente della Canottieri Ticino Andrea Ragazzoni e il consigliere con delega al tennis Vincenzo Bagnardi si sono complimentati con i due finalisti e con tutti i partecipanti, sottolineando la buona riuscita di un’edizione che ha saputo mettere insieme qualità tecnica, spettacolo e partecipazione.

Il Trofeo Carteni è soltanto l’ultima fotografia di un 2026 nel quale Dadda sembra aver trovato una continuità e una qualità di gioco davvero notevoli. E per chi ama il tennis, il suo è un gioco che vale la pena fermarsi a guardare.

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